La UE al lavoro per far pagare le tasse alle multinazionali

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Un iPhone, in Italia, costa oltre 800 euro. Di questi a Apple ne restano circa 320, tolte spese di produzione e IVA. E le imposte sul reddito generato dalle vendite italiane non vengono versate a Roma. I profitti vengono trasferiti in Irlanda dove Apple paga lo 0,005% di tasse.

Nel 2014 Apple ha realizzato nel complesso entrate per oltre 1 miliardo di euro e ha versato al Fisco appena 4,2 milioni.

È in questo contesto che la Commissione Europea ha presentato nei giorni scorsi un nuovo pacchetto di misure volte a rendere più efficace il contrasto all’elusione fiscale delle multinazionali che operano nella UE. Il posto centrale del pacchetto è occupato dalla proposta di armonizzazione della base imponibile per l’imposta sulle società nell’Europa a 28 sistemi fiscali nazionali.

La proposta di una base imponibile comune e consolidata europea o CCCTB (Common Consolidated Corporate Tax Base) che adesso dovranno discutere gli Stati Membri è pensata sia come una norma anti-abuso, sia come un freno all’agguerrita concorrenza fiscale fra gli Stati dell’UE. Concorrenza che si manifesta oggi con scelte ribassiste sulle aliquote fiscali per gli utili societari nonchè mediante diverse definizioni nei Paesi UE degli utili d’impresa soggetti a tassazione.

Chi paga l’elusione fiscale?

Il prezzo dell’elusione fiscale in UE, stimato in oltre 150 miliardi di euro all’anno, viene oggi pagato da tutti noi: incide sui bilanci degli Stati e ostacola il rilancio di politiche a sostegno delle fasce più vulnerabili della popolazione nazionale ed europea.

 

Una proposta positiva

Oxfam, organizzazione promotrice della petizione Basta Con I Paradisi Fiscali firmata da oltre 340.000 persone, giudica positivamente la proposta di un modello di tassazione unitaria per le multinazionali, insieme a misure sulla trasparenza fiscale d’impresa – come la rendicontazione pubblica paese per paese, gli interventi contro le pratiche fiscali dannose e un processo efficace di blacklisting europeo dei paradisi fiscali.

«Questo modello, che considera le società di un gruppo multinazionale non più come entità separate ai fini fiscali, calcolandone invece gli utili complessivi europei e apporzionandoli tra gli Stati Membri a seconda di dove l’impresa conduce le sue attività e realizza valore economico, elimina la possibilità di eludere il fisco sfruttando disallineamenti fiscali fra i diversi Paesi UE e abusando dei prezzi di trasferimento per transazioni infragruppo», dichiara la direttrice delle Campagne di Oxfam Italia, Elisa Bacciotti, «Per questo chiediamo al governo italiano di mantenere il sostegno alla misura annunciato oltre un anno fa dal Ministro Padoan in occasione di una audizione pubblica al Parlamento Europeo».

La proposta di armonizzazione della Commissione prefigura un approccio a due fasi con due direttive distinte – procedura che dovrebbe rendere più facile il raggiungimento di un consenso unanime fra gli Stati Membri, essenziale per l’adozione di un provvedimento in materia fiscale. Oxfam ritiene che alcuni dettagli tecnici delle proposte nel pacchetto richiedano particolare attenzione come la prospettiva di prefigurare deduzioni per le imprese che si finanziano tramite nuove emissioni azionarie (ispirandosi verosimilmente al modello italiano sugli interessi nozionali) o di concedere deduzioni e super-deduzioni per le spese riconducibili a ricerca e sviluppo.

Foto: Images_of_Money via Foter.com / CC BY

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Paradisi fiscali