Quando gli avvoltoi cooperano

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Mentre in Italia lo Stato deve versare l’1% del PIL per salvare le Banche Venete, dopo avere versato 20 miliardi per provare a mettere al sicuro MPS, dall’Inghilterra arriva, forse, una soluzione diversa.

L’Italia poco più di un anno fa ha approvato le norme europee sul bail-in, ma poi nei casi di crisi bancarie ha fatto di tutto per non applicare le normative appena approvate. Al di là dei giri di parole e dichiarazioni ufficiali, il problema è che migliaia di piccoli risparmiatori, che perderebbero con il bail-in, sono un costo politico che nessuno vuole affrontare.

Altro problema, anche più rilevante, è il possibile effetto valanga: se i risparmiatori che hanno investito in una banca perdessero i propri risparmi, che ne sarebbe dei risparmi investiti in tutte le altre banche italiane più o meno in difficoltà? Per evitare il rischio di una corsa allo sportello e comunque di una sfiducia ancora peggiore di quella attuale nelle banche italiane, ecco i piani di salvataggio più o meno mascherati e più o meno dichiarati.

Ufficialmente non si può più parlare di bail-out, ovvero di salvataggi pubblici con i soldi dei contribuenti, ma è difficile chiamare in modo diverso i miliardi messi nell’operazione delle banche venete, mentre Intesa Sanpaolo si prendeva la parte “sana” per 1 euro.

Ma se non va bene né il bail-in né il bail-out, esistono altre soluzioni? Forse si, ma ad alcune condizioni: trovare degli attori finanziari disposti ad intraprenderli e – in maniera forse ancora più importante – una banca con una storia tale per cui i clienti sentono di partecipare a un progetto, di condividere dei valori e un percorso e di essere quindi pronti a dimostrare la propria fiducia nell’istituzione. Questa storia potrebbe essere quella della Co-op Bank in Gran Bretagna.

Quattro mesi fa, la Co-Op Bank si è messa in vendita. Impossibilitata a rispettare il piano di capitale concordato con l’Autorità di vigilanza prudenziale e apparentemente incapace di persuadere gli hedge fund che la possiedono a tirare fuori ulteriori fondi, ha cercato di trovare un “cavaliere bianco” – idealmente una banca con molta disponibilità e un interesse nel settore bancario high street nel Regno Unito. C’erano parecchi potenziali acquirenti: il TSB, la Virgin e il CYBG, il proprietario della Yorkshire Bank e della Clydesdale Bank,sono stati tutti citati come possibilità. Ma alla fine nessuno è stato disposto a prenderla. Il termine per la vendita è scaduto e non c’erano offerte.

Questo non vuol dire che non c’era interesse. Al contrario, quando è diventato probabile che la banca sarebbe fallita o risolta dal PRA, gli altri istituti di credito si sono riuniti come avvoltoi, sperando di agguantare pacchetti di beni a un prezzo economico nella inevitabile vendita fallimentare. Perché avrebbero dovuto farsi carico dei costi e dei debiti di Co-Op, quando potevano scegliere i bocconcini migliori dal cadavere e lasciare i resti putrefatti agli azionisti e agli obbligazionisti della Co-Op Bank?

Alcuni degli azionisti e degli obbligazionisti della Co-Op Bank hanno realizzato ciò che gli altri istituti di credito avevano in mente. Gli hedge fund non si oppongono a raccogliere i resti di un cadavere quando si presenta l’occasione, ma non amano gli scarti. Di fronte alla prospettiva di perdere il loro intero investimento, hanno formato un “comitato ad hoc” (AHC) e hanno proposto un pacchetto di salvataggio.

È incredibile quanto gli hedge fund siano bravi a cooperare quando è nel loro interesse farlo. La Co-Op Bank non è di proprietà di tale gruppo cooperativo da molto tempo. E il piano di salvataggio messo in campo da questa cooperativa di “avvoltoi” è piuttosto responsabile. È anche positivo per i piccoli obbligazionisti.

Una delle cose che colpisce di più della saga della Co-Op Bank è la fedeltà mostrata dai suoi clienti. Si trova in una situazione probabilmente peggiore di quella delle banche venete salvate nei giorni scorsi, e sicuramente molto più in difficoltà del Banco Popular spagnolo. Ma i clienti della Co-Op Bank sono rimasti anche nel momento di difficoltà. E questa fedeltà è sicuramente uno degli elementi che ha portato gli hedge fund a scegliere di impegnarsi. La fedeltà genera fedeltà. E non c’è niente come la fedeltà a rendere forte un brand e, quindi interessante per gli acquirenti.

 

Fonte: Coppola comment

Foto: NJR ZA (Own work) [CC BY-SA 3.0], via Wikimedia Commons

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