La prossima crisi finanziaria potrebbe essere dietro l’angolo – solo non sappiamo da dove arriverà

crisi finanziaria

Le crisi finanziarie stanno succedendo più frequentemente, diventando quasi una presenza fissa nella nostra vita, secondo una ricerca della Deutsche Bank. Se i crolli restano difficili da prevedere, il prossimo panico sta sicuramente fermentando, e potrebbe benissimo essere provocato dalle principali banche centrali mondiali.

Lo studio della banca tedesca sui mercati sviluppati usa questo criterio per definire una crisi finanziaria: in base all’anno precedente, un calo del 15% nei mercati azionari, 10% di diminuzione dello scambio di valuta estera, 10% di caduta dei bond e 10% di aumento dell’inflazione, o l’insolvenza sovrana.

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La Deutsche Bank sostiene che le crisi sono state sempre più frequenti dalla fine del sistema di Bretton Woods che, dopo la seconda guerra mondiale, fissava i tassi di cambio ed essenzialmente li collegava al prezzo dell’oro. Quell’equilibrio è finito negli anni ’70 quando gli Stati Uniti hanno rotto il collegamento tra dollaro e oro. Il legame con un bene finito aiutava a limitare la quantità di debito che poteva essere creato.

Secondo gli strateghi dell’istituto con sede a Francoforte, il sistema monetario che ne è seguito ha incoraggiato la crescita dei deficit di bilancio, debiti maggiori, squilibri globali e mercati più instabili. Allo stesso tempo, le regolazioni del settore bancario sono state ammorbidite. Negli Stati Uniti il settore potrebbe avere presto ancora meno restrizioni e controlli, ad appena 10 anni dall’ultima crisi mondiale.

Global magnitude of financial crises

Dopo la fine di Bretton Woods, i legislatori hanno la flessibilità per creare tutta la moneta necessaria per alleviare un crollo finanziario. Tuttavia, questo può fornire anche le basi per il prossimo crollo, secondo Deutsche Bank. Una crisi successiva, potenzialmente più grande, è più probabile perché il problema è stato spostato su un’altra parte del sistema finanziario. La Federal Reserve, la Bank of Japan e la Banca Centrale Europea ora detengono più di 13 mila miliardi di dollari di asset nei loro bilanci, dai 4 mila miliardi del 207, secondo una ricerca di Yardeni.

 

Il framework moderno può consentire alle riserve di salire: il debito pubblico globale si avvicina al 70% del PIL, il più alto dalla seconda guerra mondiale e più del 20% che era negli anni ’70 secondo Deutsche Bank. Gli USA hanno avuto un deficit di bilancio annuale per 53 degli ultimi 60 anni.

«Pensiamo che questo lasci l’attuale economia globale particolarmente soggetta a un ciclo di esplosioni, fallimenti, pesante intervento, recupero e il ciclo ricomincia», dice Deutsche Bank. «Non c’è un punto naturale in cui una depurazione degli eccessi è forzata da una restrizione sulla creazione di credito».

Da dove arriverà la prossima crisi? Secondo Deutsche Bank ci sono molte cose di cui preoccuparsi. L’Italia è gravata da un massiccio debito, un sistema bancario fragile e un governo non funzionante. La Cina potrebbe avere per le mani una bolla immobiliare e ha alimentato a lungo la sua crescita col debito. Partiti politici populisti potrebbero modificare l’ordine mondiale per come lo abbiamo conosciuto.

Ma uno dei problemi più evidenti è come sciogliere bilanci delle banche centrali di dimensioni mai viste, in epoca di debito pubblico al massimo storico in tempo di pace, mentre il rendimento dei bond è al minimo da secoli. Gli strateghi della banca dicono di essere “abbastanza sicuri” che presto ci sarà un altro shock finanziario, uno schema che sarà ripetuto finché il mondo non troverà una struttura finanziaria più stabile.

 

Tradotto dall’inglese da Claudia Vago.

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