Accordi segreti offshore privano l’Africa di miliardi di dollari di risorse naturali

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Quando non era a bordo del suo yacht, Farid Bedjaoui teneva corte presso l’Hotel Bulgari di Milano, un palazzo ristrutturato del XVIII secolo, situato tra i giardini botanici e il teatro La Scala. Nel corso di cinque anni, il suo conto all’hotel ha superato i 100.000 dollari.

Nelle camere eleganti e nella lobby foderata di granito, Bedjaoui incontrava funzionari del governo algerino e dirigenti di Saipem, il colosso energetico italiano. Il loro ordine del giorno, secondo i testimoni successivamente intervistati dai pubblici ministeri italiani: gestire ben 275 milioni di dollari in tangenti per aiutare l’azienda energetica a vincere più di 10 miliardi di dollari in contratti per la costruzione di oleodotti e gasdotti dal deserto del Nord Africa fino alle coste del Mediterraneo.

Per spostare il denaro delle tangenti tra i paesi, Bedjaoui ha utilizzato un gruppo di società offshore che lo ha aiutato a sottrarre le transazioni dal controllo, sostengono i procuratori italiani. Dodici delle 17 società di comodo legate a Bedjaoui sono stati create da Mossack Fonseca, lo studio legale con sede a Panama che è al centro dello scandalo dei Panama Papers, come emerso da una revisione dei registri interni dello studio legale da parte dell’International Consortium of Investigative Journalism e gli altri media partner.

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Photo credit: ropemonkey09 via Foter.com / CC BY-NC

Gli investigatori italiani descrivono una di quelle aziende, la Minkle Consultants S.A., come un “crocevia di flussi finanziari illeciti” che ha incanalato milioni di dollari da subappaltatori a una serie di destinatari la cui identità è ancora da appurare. I procuratori sostengono che Bedjaoui abbia utilizzato una società costituita attraverso lo studio legale panamense per incanalare più di 15 milioni di dollari verso soci e familiari dell’allora ministro dell’energia dell’Algeria.

Lo scandalo di corruzione transfrontaliera è una delle decine di casi in Africa in cui le aziende create o amministrate dalla Mossack Fonseca hanno avuto un ruolo negli affari del petrolio, del gas e minerarie che hanno generato le accuse pubbliche di evasione fiscale, corruzione, distruzione ambientale o altri comportamenti illeciti. In tutto, ICIJ ha identificato 37 aziende all’interno dei Panama Papers, che sono state coinvolte in azioni giudiziarie o indagini governative che hanno a che fare con le risorse naturali in Africa.

Imprese che scavano alla ricerca di petrolio, gas, diamanti, oro e altre risorse sono state a lungo perseguitate da prove che i loro contratti sono spesso garantiti attraverso tangenti e altre tattiche di corruzione che beneficiano pochi e danneggiano la maggioranza dei cittadini. Accordi minerari ed energetici sospetti vengono solitamente organizzati attraverso società e conti bancari segreti difficili da tracciare, dicono gli esperti di corruzione.

«Le aziende possono avere accesso ai progetti estrattivi lucrativi perché i loro proprietari hanno collegamenti politici, o perché sono disposti a impegnarsi in accordi discutibili volti a generare profitti rapidi per pochi, piuttosto che benefici per la società in generale», ha detto a ICIJ Fredrik Reinfeldt, ex primo ministro della Svezia e ora a capo della Extractive Industries Transparency Initiative.

Reinfeldt sostiene che l’uso di società anonime rende più difficile prevenire il riciclaggio di denaro e la corruzione perché permette ai malfattori di «nascondersi dietro una catena di aziende spesso registrate in più giurisdizioni».

L’analisi operata da ICIJ dei registri interni di Mossack Fonseca dimostra che lo studio legale con sede a Panama è uno dei principali fornitori di segretezza per le aziende coinvolte nelle industrie estrattive. I file interni dello Studio comprendono più di 1.400 aziende i cui nomi si riferiscono al settore estrattivo, minerario, del petrolio o gas. I file mostrano che anche altre aziende meno esplicitamente nominate – tra cui le 12 società che sarebbero state utilizzate da Bedjaoui nell’affare sull’energia in Algeria – hanno giocato un ruolo nel settore estrattivo.

I file di Mossack Fonseca rivelano l’esistenza di società offshore che sono state create per possedere, mantenere o fare affari con petrolio, gas naturale e operazioni di estrazione in 44 dei 54 paesi africani. Molte di loro sono controllati da politici, dai loro familiari e soci in affari. Spesso il petrolio, gas, oro e diamanti formati sotto la superficie della Terra nel corso di milioni – addirittura miliardi – di anni vengono trafficati da società ombra che esistono da mesi.

Le aziende create e assistite da Fonseca Mossack includono almeno 27 filiali di uno dei più grandi produttori di oro al mondo, il colosso dell’estrazione AngloGold Ashanti e il suo predecessore. AngloGold ha detto ICIJ di essere conforme alle leggi fiscali rilevanti e che le sue società offshore sono servite per effettuare investimenti permettendo di «mitigare la ’doppia imposizione’».

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Foto: CIFOR via Decorators Guru / CC BY-NC

Mossack Fonseca ha rifiutato di rispondere a domande dettagliate su questa storia. Ha detto a ICIJ che «la nostra azienda, come molte aziende, fornisce in tutto il mondo servizi di agente registrato per i nostri clienti professionisti (ad esempio, avvocati, banche e monopoli) che sono intermediari. Come agente registrato ci limitiamo ad aiutare a registrare aziende, e prima di accettare di lavorare con un cliente in qualsiasi modo, conduciamo un processo di due diligence approfondita, molto spesso supera tutte le pertinenti norme locali, regolamenti e norme a cui noi e gli altri siamo legati».

Lo studio legale ha aggiunto: «L’archiviazione di documenti legali per aiutare a costituire una società è una cosa molto diversa da stabilire un legame d’affari con o dirigere in alcun modo le aziende così formate. Noi registriamo solo le aziende, che quasi tutti riconoscono essere importante, e qualcosa che è fondamentale per garantire il corretto funzionamento dell’economia globale in modo efficiente».

Saipem, la società energetica italiana, ha detto a ICIJ di stare «pienamente cooperando» con i pubblici ministeri e ha «implementato significative misure di ristrutturazione gestionali e amministrative». Consulenti esterni hanno controllato i libri della società, ha dichiarato Saipem, e «non hanno trovato prove di pagamenti a pubblici funzionari algerini attraverso i contratti di intermediazione o subappalti esaminati». Nel mese di febbraio 2016, un tribunale algerino ha dichiarato colpevole di frode, riciclaggio di denaro e corruzione per ottenere contratti dalla compagnia petrolifera nazionale algerina, Sonatrach, una controllata della Saipem.

Accuse penali sono state depositate contro Bedjaoui dalle autorità italiane. I procuratori sostengono che abbia gonfiato i contratti a beneficio dei funzionari algerini, l’aggiunta di una percentuale standard per sé, che gli è valsa il soprannome di “Mr. 3%” dopo che la polizia ha trovato il rapporto scarabocchiato sulla cancelleria del Bulgari Hotel durante un raid.

Bedjaoui, nipote di un ex ministro degli Esteri algerino, vive attualmente in una gated community di Dubai ispirata a Beverly Hills. Non ha risposto alle ripetute richieste di ICIJ di commentare i fatti.

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In precedenti risposte ai media, i suoi avvocati hanno negato il suo coinvolgimento in nessuno dei casi a lui addebitati. Insistono sul fatto che, in quanto trentenne laureato in management, non avrebbe mai potuto esercitare abbastanza influenza nell’élite politica, militare e commerciale algerina per coordinare un sistema di corruzione da 275 milioni di dollari.

Il caso di corruzione Saipem-Sonatrach si inserisce perfettamente in un modello in Africa e in altre regioni in via di sviluppo, in cui i paesi con i più ricchi di risorse naturali spesso perdono la maggior parte dei soldi offshore.

Tra il 2004 e il 2013, l’Algeria, che ospita la seconda più grande riserva di petrolio in Africa, ha perso una media di 1,5 miliardi di dollari all’anno attraverso l’evasione fiscale, la corruzione e la criminalità, secondo le stime del gruppo di ricerca Global Financial Integrity. In tutto il continente, le Nazioni Unite stimano che almeno 50 miliardi di dollari ogni anno vanno dispersi a causa di flussi illeciti di denaro.

La Nigeria, ricca di petrolio, per esempio, è regolarmente in cima all’elenco delle nazioni africane da cui miliardi di dollari vengono dirottati ogni anno. I file di Mossack Fonseca mostrano che tra gli ex clienti dello studio legale figurano tre ministri del petrolio, alti dipendenti della società petrolifera nazionale e due ex governatori statali in seguito condannati per riciclaggio di ricchezza proveniente dal petrolio.

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Photo credit: Sosialistisk Ungdom – SU via Foter.com / CC BY-ND

Secondo gli investigatori britannici e statunitensi Diepreye Alamieyeseigha, governatore dello stato di Bayelsa, ricco di petrolio in Nigeria, dal 1999 al 2005, ha utilizzato denaro proveniente da fondi pubblici, compresi contratti petroliferi del governo, per acquistare una casa a Rockville, nel Maryland, e quattro case a Londra attraverso una società offshore costituita grazie allo studio Mossack Fonseca.

Alamieyeseigha è stato arrestato su accuse britanniche di riciclaggio di denaro nel corso di una visita a Londra nel 2005, ma in seguito risulta sia uscito dal paese vestito da donna. E tornato in Nigeria, dove è stato messo sotto accusa e rimosso come governatore. È stato sottoposto a una pena detentiva breve ma nel 2013 è stato graziato dal presidente Goodluck Jonathan. Alamieyeseigha è morto nel 2015.

L’attuale presidente della Nigeria, Muhammadu Buhari, ha invitato i leader mondiali a fare di più per aiutare le nazioni africane a combattere il riciclaggio di denaro e fare luce sui nascondigli offshore.

«Ogni dollaro sottratto attraverso affari sporchi e corruzione verso i paradisi fiscali offshore rende il sostentamento e la sopravvivenza dell’africano medio più precari», ha detto Buhari in un discorso pronunciato in un vertice contro la corruzione a Londra un mese dopo il rilascio dei Panama Papers.


 

Scritto da Will Fitzgibbon. Originariamente pubblicato in inglese da International Consortium of Investigative Journalism. Tradotto da Claudia Vago.

Foto: Un lavoratore ispeziona un tubo del gasdotto della Saipem. Timothy Fadek / Bloomberg via Getty Images

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