Stress test: la situazione è disperata, ma non preoccupante

bce

Sono stati pubblicati i risultati degli “stress test” realizzati dalla BCE sulle banche europee. Per semplificare, la banca centrale voleva capire due cose: primo, quanti dei crediti erogati da ogni banca non vengono restituiti (sofferenze bancarie) o hanno comunque serie difficoltà di rientro (partite incagliate). Secondo, se le banche hanno un patrimonio sufficiente per quantità e qualità.

Ogni banca deve tenere da parte dei “soldi suoi”, perché sul totale dei crediti erogati un certo numero appunto va in sofferenza, e la banca deve potere coprire queste eventuali perdite con il proprio patrimonio. Lo stress test serve a valutare cosa succederebbe in caso di ulteriore peggioramento dell’economia, ovvero appunto in situazione di “stress”, e in particolare se ogni banca ha un patrimonio abbastanza solido per evitare il rischio di perdite per i propri clienti e depositanti o addirittura quello di fallimento.

Nel complesso, come hanno riportato i principali media, sembrerebbe che sia andata bene. Alla fine sono relativamente poche le banche europee a non avere superato l’esame, e tra queste due italiane, MPS e Carige. Media, fonti politiche e lo stesso mondo bancario ci hanno però ripetuto che nel suo insieme anche in Italia il sistema ha mostrato di essere solido.

Peccato che altre analisi mostrino una realtà ben diversa.

Il punto di fondo riguarda la metodologia e l’approccio usati dalla BCE. Cosa significa una situazione di “stress”? Quali voci di bilancio si vanno a vedere? Come si calcola il patrimonio e la sua solidità? Nel calcolare se il patrimonio di ogni banca fosse sufficiente, la BCE ha utilizzato una metodologia che valuta i requisiti di capitale in funzione dei rischi, e che si è dimostrata di fatto inutile per prevedere come le banche avrebbero reagito alla crisi del 2008. A segnalarlo non è un qualche critico isolato, ma la stessa BCE, che a pagina 127 del rapporto spiega che “la crisi ha mostrato che tali requisiti, di per sé, non sono sufficienti per impedire che gli istituti assumano rischi di leva finanziaria insostenibili ed eccessivi”.

Ancora, l’approccio statico ai bilanci delle banche appare decisamente debole. La BCE ha postulato che i valori degli attivi a bilancio non cambino in caso di crisi. In una situazione di difficoltà, però, rischia di crollare il valore di azioni e obbligazioni, e di conseguenza quello degli attivi messi a bilancio. Ancora peggio, in un momento di crisi c’è una corsa a vendere sia per realizzare prima del crollo dei prezzi sia per il bisogno di liquidità, il che porta a un “effetto valanga” sul valore degli asset finanziari, che può avere impatti devastanti per i bilanci bancari, ma che non è stato contemplato dall’analisi della BCE.

Continuando, la BCE non ha nemmeno applicato integralmente le regole in materia di capitale e patrimonio che sono già state approvate in Europa, come nel caso della Direttiva CRD IV. In un suo report, Finance Watch segnala che questo può compromettere la trasparenza e la comparabilità dei risultati, e dare una falsa impressione di sicurezza sui risultati degli stress test.

Altre analisi affrontano un aspetto che sembra per lo meno trascurato nelle valutazioni della BCE: l’enorme mole di titoli speculativi, se non propriamente “tossici”, che si annidano nei bilanci delle banche. Gli stress test si sono concentrati sui prestiti erogati dagli istituti di credito, ma per moltissime banche il valore nozionale dei derivati a bilancio rappresenta una cifra anche di ordini di grandezza superiore. Che valore ha un test che valuta lo stato dei crediti se dovesse peggiorare l’economia reale, ma non i rischi connessi con l’eventuale scoppio di una bolla finanziaria? In maniera analoga, è oggi quasi impossibile capire come e quanto i maggiori gruppi bancari abbiano parti sostanziali dei propri attivi nel sistema bancario ombra, quella pletora di società che si comportano come banche ma non sono sottoposte ad alcuna regolamentazione o trasparenza. Nel momento in cui è permesso alle banche spostare in tali società molti dei loro titoli e operazioni più rischiose, qual è il reale valore dei risultati degli stress test?

Proseguendo, altri analisti segnalano come l’approccio della BCE sia stato fin troppo morbido anche nel valutare quali potrebbero essere gli impatti di una crisi delle finanze pubbliche sui bilanci bancari. Utilizzando metodologie alternative o considerando situazione più “stressanti” di quelle ipotizzate dalla BCE, il Center for Risk Management di Losanna è arrivato alla conclusione che le banche europee necessiterebbero di 487 miliardi di euro di capitale aggiuntivo per superare un’eventuale nuova crisi. La BCE arriva a un totale di 25 miliardi, ovvero 20 volte più basso! Non solo, ma secondo questa analisi indipendente le banche con maggiori difficoltà non sarebbero quelle identificate dalla BCE, ma alcuni dei maggiori gruppi bancari europei in particolare in Francia e in Germania, quali Deutsche Bank, BNP Paribas, Société Générale, Credit Agricole e altri.

Andando persino oltre, la BCE nel disegnare possibili scenari avversi non ha pensato di tenere in considerazione l’impatto di una situazione di deflazione sui conti delle banche. Il motivo, disarmante, è stato spiegato dal vicepresidente Vitor Constancio in conferenza stampa: “lo scenario della deflazione non viene preso in considerazione perché non riteniamo che possa manifestarsi la deflazione”. Primo, gli stress test dovrebbero appunto servire a capire cosa succede in situazioni inaspettate, non certo se tutto va come si spera che vada; secondo, l’affermazione diventa particolarmente difficile da comprendere se si considera che diversi Paesi dell’UE sono di fatto già in deflazione. La BCE semplicemente non ha preso in considerazione non solo uno scenario avverso ma possibile, ma la stessa realtà dei fatti.

La sensazione è che la BCE, conscia di camminare sulle uova, abbia fatto il possibile per non spaventare mercati e cittadini e per dipingere un quadro decisamente ottimista, per non dire di peggio, sui possibili scenari futuri dell’economia. Di fatto la situazione del sistema bancario e finanziario potrebbe essere parecchio più fragile di come ci è stata presentata negli scorsi giorni. Considerando che l’analisi arrivava dall’istituzione incaricata di sorvegliare lo stesso sistema bancario europeo, invitarci a girare la testa dall’altra parte e dirci che va tutto bene mentre si nascondono i problemi sotto il tappeto non è forse la strategia migliore per convincerci che non ci dobbiamo preoccupare.

Foto di MPD01605

In quest'articolo si parla di: Hedge funds

Fa parte della raccolta

La finanza da cambiare

  • Fabio Caimmi

    Come sempre,Andrea, hai scritto in modo molto chiaro; ancora una volta appare evidente che quanto viene divulgato alla gente “normale” è volutamente falsato e risponde a interessi, che nulla hanno a che vedere con l’interesse generale. Continuiamo a fare opera di controinformazione e sosteniamo con forza i principi che stanno alla base di Banca Etica.

  • Giorgio Cattaneo

    Grazie per la chiarezza.

    Alcuni dei limiti detti qui da Andrea sono evidenziati anche in articoli dei quotidiani di questi giorni; anche Bruni che in Bocconi si occupa di politica monetaria sollevò critiche simili qualche mese fa all’ISPI di Milano quando accennò a come si stava discutendo di procedere, specialmente a proposito di banche in situazioni simili a quella di Deutsche Bank. La loro chiarezza è però ben minore !

    Detto questo, che sta dalla parte del pessimismo dell’intelligenza, credo sia bene dire e fare anche qualcosa dalla parte dell’ottimismo della volontà: metter mano al portafoglio per aumentare un po’ il capitale proprio delle banche è cosa da farsi non solo per chi decide d’essere azionista di grandi banche, ma anche chi decide d’esserlo per banchette come Banca Popolare Etica s.c.pa. il cui capitale cresce troppo poco ormai da anni ed anni. Siccome per parte mia l’ho fatto giusto stamane a Milano, incoraggio ad andare nelle filiali a sottoscrivere qualche azione di BPE.
    Cordialità

  • Un’analisi chiara, lucida e inconfutabile, che dimostra come fatti e opinioni non siano distinti né dal punto di vista giornalistico né a livelli analitici. Oltretutto è evidente che le opinioni sono influenzate dai desiderata di chi le esprime, quindi cade anche il principio dell’oggettività insieme a quello del rigore e della terzietà.
    Questo articolo meriterebbe la più ampia platea di lettori!

  • Antonio Morreale

    E’ inquietante. Sotto il tappeto c’è una montagna di polvere: fino a quando si potrà nascondere?
    Grazie Andrea.

  • Bell’articolo (come molti tuoi altri del resto) condiviso anche su SBW https://socialbusinessworld.org/wall/owner/michele/466149
    Ciao!