Quando la speculazione stabilisce il prezzo del pane

grano

All’inizio del mese di agosto il Senato ha dato il via libera definitivo al cosiddetto “Decreto Enti Locali“.

Tra le misure previste dal provvedimento vi è l’istituzione di un «Fondo volto a favorire la qualità e la competitività delle produzioni delle imprese agricole cerealicole e dell’intero comparto cerealicolo, anche attraverso il sostegno ai contratti e agli accordi di filiera, alla ricerca, al trasferimento tecnologico e agli interventi infrastrutturali, con una dotazione iniziale pari a 3 milioni di euro per l’anno 2016 e a 7 milioni di euro per l’anno 2017».

Per comprendere i motivi di questa misura a sostegno del comparto cerealicolo, si deve andare indietro di qualche settimana.

A fine luglio, infatti, Coldiretti ha denunciato forti movimenti speculativi che hanno dimezzato le quotazioni del grano, riportando il loro valore a quello di 30 anni fa, ben inferiore ai costi di produzione e determinando una forte crisi del comparto.

Nel giro di un anno le quotazioni del grano duro destinato alla pasta hanno perso il 43% del valore, mentre un calo del 19% è stato registrato rispetto al prezzo del grano tenero destinato alla panificazione.

L’organizzazione dei produttori ha sottolineato come «Le quotazioni dei prodotti agricoli dipendono sempre meno dall’andamento reale della domanda e dell’offerta e sempre più dai movimenti finanziari e dalle strategie speculative che trovano nel Chicago Board of Trade il punto di riferimento del commercio mondiale delle materie prime agricole su cui chiunque può investire anche con contratti derivati».

Coldiretti ha segnalato manovre finanziarie particolarmente dannose per il comparto, facendo riferimento a «chi fa acquisti speculativi sui mercati esteri di grano da “spacciare” come pasta o pane “Made in Italy”, per la mancanza dell’obbligo di indicare in etichetta la reale origine del grano impiegato», provocando (nei primi quattro mesi del 2016) l’aumento del 10% dell’import di grano e determinando così un eccesso di offerta e il conseguente abbattimento dei prezzi.

Tali movimenti speculativi, secondo l’associazione (che riunisce 1,5 milioni di imprenditori agricoli) hanno portato il prezzo del grano duro per la pasta anche a 18 centesimi al chilo, facendo scendere addirittura a 16 centesimi al chilo quello tenero per il pane, valori al di sotto dei costi di produzione (anche se si rilevava il forte aumento dei prezzi lungo la filiera).

Si è così denunciato il rischio per il futuro del comparto, dal quale dipendono non solo 300.000 aziende ma anche il mantenimento di un territorio di oltre 2 milioni di ettari che, se non coltivato, sarebbe condannato alla desertificazione, oltre alla garanzia della produzione di qualità italiana (un pacco di pasta su tre e metà del pane in vendita deriva da grano straniero).

Non è certo la prima volta che si denunciano gli effetti dei circuiti speculativi sull’economia reale, in particolare sulle produzioni più direttamente connesse al territorio, alla produzione di qualità, alla tutela della biodiversità, con tutte le profonde implicazioni economiche, sociali ed ambientali ad esse collegate.

Oltre al Fondo a sostegno del comparto cerealicolo, a livello governativo si è pensato a una serie di misure tese a garantire la produzione di qualità (ad esempio l’istituzione di un marchio unico volontario per grano e prodotti trasformati, il rafforzamento dei contratti di filiera, quest’ultimo recentemente avviato con un finanziamento ad hoc) e contrastare la fluttuazione dei prezzi (istituzione di una Commissione Unica Nazionale per il grano duro, tesa a favorire il dialogo interprofessionale e rendere più trasparente la formazione del prezzo e di un nuovo strumento assicurativo, da sottoporre alla Commissione UE, teso a garantire i ricavi dei produttori).

Favorire il dialogo e la condivisione delle scelte tra i diversi soggetti coinvolti in questa filiera strategica (l’AIDEPI, Associazione delle Industrie del Dolce e della Pasta ritiene al momento indispensabile il ricorso anche a grano estero) è sicuramente importante, così come creare strumenti che contrastino gli effetti delle fluttuazioni del mercato.

Sicuramente il tema della produzione agricola è in generale complesso, richiedendo il confronto tra tutte le parti interessate su efficienza produttiva, giusta remunerazione e qualità.

Spetta poi al consumatore la parola finale su quale produzione premiare in un mercato globale dove ogni soluzione d’acquisto diviene possibile anche se, da questo punto di vista, è sempre più evidente l’attenzione che chi acquista pone sulla qualità dei beni primari.

La speculazione finanziaria appare estranea a tutto questo, passa sopra il confronto su temi così rilevanti, insegue logiche che sono necessariamente escludenti nelle quali, alla fine, i nodi problematici non vengono sciolti.

Occorre allora un più forte impegno comune per riportare l’economia nella realtà quotidiana, rifiutare a livello finanziario e culturale (prima ancora che politico) le logiche miopi della speculazione e dare una prospettiva responsabile al mercato.

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Finanza e cibo