Etico conviene? La “raffinata” analisi di Altroconsumo

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Etico conviene? La risposta è no. Non ci sono dubbi, basta leggere l’ultimo numero di Altroconsumo, e la perentoria risposta data a un lettore che si domanda se investire in azioni di Banca Etica. La risposta viene motivata: il rendimento è basso, non vengono distribuiti dividendi, la banca non si assume impegni per ricomprare le tue azioni. Anche dal punto di vista etico, a dire poco grossi dubbi: bisognerebbe verificare l’eticità di chi viene finanziato e «né noi, né altri “esterni” possiamo farlo. In ogni caso Banca Etica non sembra concedere prestiti a cuor leggero: al 31 dicembre 2015 i crediti difficili da recuperare ammontavano al 8,7% dei crediti concessi contro il 18,7% medio delle piccole banche».

Ricapitolando: dal punto di vista finanziario un disastro, da quello etico peggio ancora. La conclusione la ricorda l’articolo stesso: «Morale, per i tuoi investimenti punta su altri titoli, in particolare quelli che trovi consigliati alle pagine 6-9. Poi, potrai destinare i guadagni ottenuti come ritieni più opportuno: comprese, eventualmente, le donazioni alle organizzazioni umanitarie o di volontariato che riterrai più meritevoli e più vicine alla tua sensibilità».

Proviamo ad analizzare gli argomenti nell’ordine, partendo dalle questioni finanziarie. Negli ultimi 10 anni il valore delle azioni di Banca Etica è cresciuto del 11,35%. Un tasso sicuramente migliore di quello di molte banche italiane, a partire dalla stessa Intesa Sanpaolo che Altroconsumo utilizza – impropriamente – come termine di paragone, e le cui azioni nello stesso arco di tempo hanno perso il 14,88%. Altroconsumo segnala però come in Banca Etica ci sia il pericolo che l’assemblea dei soci deliberi una diminuzione del valore delle azioni. Questo è in realtà un diritto dei soci delle banche dove vige il principio “una testa un voto” e comunque l’auto-valutazione del valore delle azioni viene fissata sulla base di regole e principi contabili ben definiti, sottoposti anche ai controlli delle autorità di vigilanza. Non è detto che la scelta di acquistare tali azioni sia più rischiosa dell’affidarsi a speculazioni di borsa e mercati al limite della schizofrenia per sperare giorno dopo giorno che il proprio investimento in una banca quotata non sia andato in fumo con lo scoppio di una bolla. Tutto questo tralasciando il fatto che chi diventa socio di Banca Etica comprando azioni non lo fa pensando al rendimento. È un capitale sociale e relazionale per fare crescere un diverso modello economico e finanziario, e quindi la “convenienza” va ben al di là di quella finanziaria.

Altroconsumo segnala poi che in Banca Etica c’è il rischio di non riavere il capitale, anche perché la banca non si assume impegni a ricomprare le azioni e bisogna aspettare – chissà quanto – di trovare un acquirente. Le azioni – di qualsivoglia impresa quotata o meno – sono per definizione capitale di rischio. Detto questo, le affermazioni riportate sono a dire poco fuorvianti: Banca Etica dal 2002 si è dotata di un Fondo per il riacquisto delle proprie azioni. Fino ad oggi il fondo ha sempre avuto capienza sufficiente a soddisfare le richieste dei clienti e nell’ultimo anno in media la banca ha impiegato meno di due settimane per dare esecuzione alle richieste di vendite pervenute dai soci.

Si passa poi all’accusa che non sia possibile giudicare l’eticità dei finanziamenti. Peccato che Banca Etica sia l’unica in Italia a pubblicare sul sito l’elenco completo di finanziamenti concessi alle persone giuridiche. Ancora prima, i soci in tutta Italia realizzano – su base volontaria e indipendentemente alla struttura e dall’istruttoria economica – un’istruttoria sociale e ambientale di ogni richiesta di finanziamento. Unicamente i progetti che superano entrambe le istruttorie vengono finanziati. Una procedura unica, studiata dalle banche etiche e alternative di tutto il mondo e descritta sul sito di Banca Etica, dove è evidentemente troppo faticoso farsi un giro per i segugi di Altroconsumo.

Uno dei passaggi più “creativi” dell’intero articolo è però nell’affermazione che Banca Etica presta poco, e che una conferma viene dal fatto che i crediti in difficoltà sono troppo pochi. Una differenza netta con le altre banche, che secondo Altroconsumo «può essere comunque sintomo di una certa “selettività” nel prestare soldi». Una vera e propria perla di pressapochismo e di superficialità. Legare il dato sulle sofferenze a quello sugli impieghi significa sommare le pere con le mele.

È noto che uno dei maggiori problemi delle banche italiane è l’enorme ammontare delle sofferenze. Banca Etica ha sofferenze nette intorno allo 0,6%, otto volte di meno (8!) della media del sistema bancario. Nello stesso momento, i finanziamenti negli ultimi anni sono cresciuti a un tasso intorno al 10% l’anno. Questo mentre gran parte delle banche italiane chiudeva i cordoni della borsa e diminuiva drasticamente i prestiti concessi a famiglie e imprese. Riassumendo, pochi prestiti e alte sofferenze per le banche italiane. Prestiti in crescita anche negli anni peggiori della crisi e sofferenze estremamente basse per Banca Etica. Lo specchio di un modo sano, efficiente ed efficace di fare banca? Nemmeno per idea. Secondo gli strateghi di Altroconsumo, potrebbe essere la prova che si presta poco e che non si è etici. Complimenti vivissimi per la fine comprensione dei meccanismi bancari.

Ci sono poi altre chicche nell’articolo, ma è nella conclusione, anzi nella sua “morale” per citare l’articolo stesso, che vengono toccate vette davvero ineguagliabili: tenetevi alla larga da Banca Etica, investite nei titoli consigliati da Altroconsumo, poi se volete, con i soldi guadagnati potrete fare beneficenza. Si stanno moltiplicando negli ultimi tempi articoli e saggi di chi difende apertamente i paradisi fiscali: se le imprese pagano meno tasse, avranno più utili a disposizione anche per fare beneficienza e per iniziative umanitarie. È questo il principio che guida Altroconsumo? Veramente un’associazione di consumatori riesce a non vedere che seguendo questo filone, si può giustificare tutto? Va bene inquinare, va bene sfruttare i lavoratori, va bene – perché no? – truffare i consumatori. Qualsiasi cosa nel nome del profitto, i propri soldi devono andare unicamente a chi da il rendimento più alto nel più breve tempo possibile, poi chi vuole può darli in progetti umanitari.

Non è un’esagerazione. Basta leggere i nomi delle imprese consigliate da Altroconsumo. Altro rispetto a cosa, verrebbe da dire. Limitandosi alla finanza si va da BNP Paribas a Barclays, da Bank of America a UBS a molte altre. Molti dei più grandi gruppi bancari del mondo. Soprattutto, molte banche coinvolte anche negli anni più recenti in truffe, condanne, presenza massiccia nei paradisi fiscali, dopo essere state salvate con migliaia di miliardi di soldi pubblici. Soldi dei contribuenti. Ma questo evidentemente non deve essere un problema per un’associazione dei consumatori.

Così come non è evidentemente un problema che diverse delle banche nelle quali Altroconsumo propone di investire sono quelle che hanno dovuto pagare multe miliardarie per la manipolazione del Libor. Il Libor è un tasso al quale sono legati milioni di mutui sulla casa e altri prestiti. Un tasso che veniva manipolato a piacimento da pochi broker senza scrupoli. Come dire che milioni di persone hanno pagato una rata del mutuo più alta di quello che dovevano per ingrassare alcuni dei più grandi colossi bancari del mondo.

Secondo questa logica vale tutto: Frodi, paradisi fiscali, truffe. L’unico obiettivo deve essere il massimo profitto, sulle spalle di consumatori e clienti, per permettere di distribuire più dividendi agli azionisti. Una logica forse un filino contorta e paradossale per chi per mission dovrebbe tutelare i consumatori. Nelle avventure del barone di Munchhausen c’è un episodio in cui il protagonista cerca di uscire da una palude tirandosi per i capelli. Forse è questo il geniale consiglio di Altroconsumo: proporre ai consumatori di fregarsi i soldi da soli.

  • Alberto Lanzavecchia

    Caro Consigliere di Amministrazione della Società Emittente, o modifica, ovviamente in grassetto, la suddetta frase in: “Banca Etica dal 2002 si è dotata di un Fondo per il riacquisto delle proprie azioni fino ad un massimo di euro 1,1 milioni, di cui autorizzati da Banca di Italia fino a euro 545 mila nominali. Fino ad oggi il fondo ha sempre avuto capienza sufficiente a soddisfare le richieste dei clienti e nell’ultimo anno in media la banca ha impiegato meno di due settimane per dare esecuzione alle richieste di vendite pervenute dai soci. Tuttavia i rendimenti passati non sono garanzia di rendimenti futuri e pertanto, come ben scritto a pagina 96 del Prospetto Informativo: non si può escludere che l’eventuale temporanea impossibilità per la Banca di acquistare le Azioni, per effetto del raggiungimento del numero massimo di azioni proprie detenibili, ed eventualmente la difficoltà da parte del titolare delle Azioni a trovare autonomamente una controparte disposta all’acquisto costituisca un ostacolo o una limitazione allo smobilizzo. Conseguentemente, si segnala che i titolari delle Azioni oggetto dell’Offerta potrebbero avere difficoltà nel negoziare gli strumenti finanziari oggetto della presente Offerta, in quanto le richieste di vendita potrebbero non trovare adeguate contropartite. Per maggiori informazioni si veda la Sezione II, Capitolo VI del Prospetto Informativo”.

    Se non rettifica questa informazione al pubblico indistinto che legge questo comunicato ufficiale della Banca (questo sito è un organo di stampa della Banca, come ben scritto a piè di pagina), trasmetterò questi atti a CONSOB e alla Procura della Repubblica affinchè procedano d’ufficio per le valutazioni del caso sull’ipotesi di reato di agiotaggio e turbativa di mercato primario aperto.

    • irene palmisano

      Gentile Alberto, solo per chiarire un paio di punti per la Fondazione Culturale Responsabilità Etica:

      1. lo spazio dove stiamo scrivendo è di proprietà della Fondazione Culturale Responsabilità Etica. Come credo possa immaginare le
      informazioni relative alle azioni di Banca Etica sono riportate in modo esaustivo sul sito della banca e le Filiali o i Banchieri Ambulanti
      potranno darle tutte le informazioni in merito.

      2. le evidenzio che nel post c’è scritto “fino a oggi il fondo ha sempre avuto capienza sufficiente”. Non c’è scritto “in futuro” o “anche
      domani”.

  • Lev Nikolaievic Willer

    Che buffa questa situazione. Triste. E buffa, come l’Italia, dove tutti possono parlare di etica e dove tutti possono calunniare il prossimo. Senza pudori, senza oggettività, senza un minimo di onestà.
    Dunque, su Facebook c’è un amministratore professore, appena uscito dalla banca, che, ricandidatosi (e non votato dai soci), deve aver masticato parecchio amaro. Così straparla (negli ultimi 5-6 mesi, tra campagna elettorale e shampoo post-elettorale) di quanto va male la banca che lui ha contribuito ad amministrare negli ultimi sei anni, con argomentazioni al limite dell’autolesionistico. E sì perché se continua così, prima o poi a qualche socio verrà la tentazione di coinvolgerlo in una bella azione di responsabilità!
    Poi su questo blog arriva il suo compare, professorino pure lui, pure lui candidato al Cda e pure lui trombato dai soci, nonostante l’aggressività (o forse proprio per questo?) della sua campagna elettorale, oggi talmente privo di argomenti da arrivare a diffamare uno degli attuali amministratori, forse per invidia, essendo questi ben più votato e apprezzato dalla base sociale (e non solo).
    Lo accusa addirittura di aggiotaggio, con chiara ignoranza della legge, della regolamentazione Consob, di quel minimo di funzionamento della economia e della finanza che pure si arroga di voler insegnare. Poveri studenti! Povera finanza etica! E povera democrazia economica se il costo della partecipazione è dover sopportare le acide, insistenti, violente reazioni di chi dal processo di partecipazione esce perdente e pensa di rifarsi con il fango su chi resta, ossia vince, senza curarsi minimamente dei danni che provoca al progetto che si era candidato ad amministrare. “Che muoia Sansone con tutti i filistei!”. Che importa se si danneggia il progetto di una banca etica? Che importa se qualche risparmiatore sarà confuso da queste calunnie e lascerà i suoi risparmi in una banca armata? Che importa? Se io non sono l’amministratore? Io conto, solo io.
    Narcisismo puro. Triste. E buffo. Anche questo ci riporta un po’ alle generali disgrazie del nostro paese. Disgraziato. Ma fortunato. Perché una Banca Etica ce l’ha. Viva Banca Etica!

    • Emanuela Amici

      All’anagrafe?

      • Lev Nikolaievic Willer

        Se mio padre, il coraggio, fosse andato all’anagrafe lo avrebbero arrestato, e non per aggiotaggio. Se ci fosse andata mia madre, la fiducia nel prossimo, le avrebbero tolto il sottoscritto. Accontentati dunque, Emanuela, di quel che appare, che spesso val ben più di ciò che – dicunt – è.

    • Alberto Lanzavecchia

      L’etica non viene dalle etichette che ci mettiamo addosso, ma dai pensieri che muovono le azioni manifestate.
      Se una banca inganna i suoi soci/Clienti, omettendo parti significative dei rischi che correno investendo il proprio risparmio, siamo ben lontani dal progetto originario, di banca etica, di mezzo per l’educazione finanziaria.

      O il titolo è liquido o è illiquido; se è illiquido vale di meno, perchè è più rischioso (il rischio di liquidità appunto). Se il Prospetto Informativo dice chiaramente che è illiquido (proprio nella sezione sui Rischi…) e un Amministratore dell’emittente su fonte ufficiale (questa) dice invece che è liquido allora, a mio sommesso modo di vedere (ci sono enti preposti per accertare questa ipotesi): “diffonde notizie false o pone in essere operazioni simulate o altri artifici concretamente idonei a provocare una sensibile alterazione di strumenti non quotati, né in corso di quotazione (art. 2637 c.c.). Qualora le condotte indicate abbiano ad oggetto strumenti quotati o in corso di quotazione si configura la fattispecie di manipolazione del mercato di cui all’art. 185 del d. lgs. n. 58/1998 (Testo unico finanziario).”

      Al popolo dei risparmiatori la scelta, purchè sia consapevole.

      • Emanuela Amici

        Allo stato non si è mai verificato che un risparmiatore volesse retrocedere e non abbia avuto restituiti i denari investiti a cui si è aggiunto il sovrapprezzo, anche nei confronti di enti più o meno pubblici che hanno disinvestito cifre significative per le piccole dimensioni di Banca Etica. Il motivo per cui un risparmiatore dovrebbe sottoscrivere capitale sociale non è il rendimento, infatti la maggior parte dei soci non vanno oltre le 5 azioni, con la nuova emissione si vuole incentivare la sottoscrizione di 20 azioni pari a 1150 €

      • Lev Nikolaievic Willer

        Orsù, caro Lanzavecchia (eh caro sí, pensando ai soldi che lo Stato le paga e visto come impiega il suo tempo, mi permetta), lei dunque sta asserendo che:
        – “Banca Etica ha ingannato i clienti”. E dove? In quale documento? In quale comunicazione al pubblico? Importante saperlo per correre subito ai ripari e invocare i giusti interventi delle competenti autorità;
        – “Banca Etica ha dichiarato che le sue azioni sono più liquide degli illiquidi” (mi consenta la perifrasi). Anche qui domando con prepotente urgenza: chi lo ha fatto? Quando? Dove e in che modo?
        La invito ad essere più esplicito perché evidentemente lei sa cose che ai più sfuggono e questa sua sapienza sarà manna per il popolo bue della finanza etica.
        Coglierei poi per approfittare di questa sua generosità e domandarle: in virtù di questa sua scienza, e della sua così virile etica, lei dove tiene i suoi soldi? Da chi si fa finanziare i suoi (certamente temporanei e sobri) fabbisogni? Insomma, quali alternative suggerirebbe per coloro che stanno cadendo nella trappola speculativa di questa sagace Banca Etica?
        La ringrazio da subito per come ci vorrà illuminare (poi la inviterei ad andare a fare il suo lavoro, che pro-quota pago anche io).
        Immensamente grazie

        • Alberto Lanzavecchia

          Caro Lev, con piacere cerco di darle un po’ di luce “per un’educazione critica alla finanza” (è il sottotitolo di questo blog, se non fosse per questo fine, quanto segue è “off topic”), anche perchè è proprio parte del mio lavoro! In effetti ho un un bellissimo lavoro: mi pagano (a proposito… sono davvero contento che sia un contribuente della nostra Repubblica: il suo cognome lascia allora intendere che ha trovato in Italia una stabile dimora, o ha confermato quella che i suoi avi avevano scelto per Lei: che questa terra e la sua gente possano aiutarla a realizzare il suo progetto di vita!) per studiare, leggere, discutere, di giorno o prima di addormentarmi, che sia in treno, su una scrivania, in spiaggia, in un blog o in un’aula…

          La lezione ai miei studenti (dura circa 90 minuti) sarebbe più o meno organizzata così:
          1) Richiamo della lezione precedente: la formazione dei prezzi delle attività, il concetto di rischio (in particolare di illiquidità). Introduzione della nozione del reato di aggiotaggio (fonte codice civile e rimando/richiamo al corso di diritto dei mercati finanziari). Esempi tratti dal mercato di informazioni price sensitive.
          2) Lettura del paragrafo “Rischio di illiquidità” del Prospetto Informativo di Banca Etica (quello di cui stiamo discutendo in questo post), scaricabile da qui: http://www.consob.it/documenti/prospetti/2016/PU_159154.pdf (gli studenti hanno già il file sotto mano, attendo che Lei lo scarichi e poi vada direttamente a pag. 94 – se ha fretta, una sintesi è già a pagina 2).
          2.1. Richiamo dal diritto commerciale della norma sull’acquisto di azioni proprie e dal corso di banking sul patrimonio di vigilanza e il ruolo di Banca di Italia (lo so, tanti richiami, ma “Università” vuol dire questo: pluralità di discipline racchiuse in un un’unico corso di laurea)
          3. Poi si legge l’articolo di Altroconsumo e questo articolo che stiamo commentando, scritto da un consigliere di ammistrazione (e quindi dotato dei requisiti di professionalità richiesti dalla normativa secondaria) dell’emittente di cui al Prospetto Informativo, in partcolare ci concentriamo su un passaggio (è quello che mi chiedeva Lei):
          “Altroconsumo segnala poi che in Banca Etica c’è il rischio di non
          riavere il capitale, anche perché la banca non si assume impegni a
          ricomprare le azioni e bisogna aspettare – chissà quanto – di trovare un
          acquirente. Le azioni – di qualsivoglia impresa quotata o meno – sono
          per definizione capitale di rischio. Detto questo, le affermazioni
          riportate sono a dire poco fuorvianti: Banca Etica dal 2002 si è dotata di un Fondo per il riacquisto delle proprie azioni. Fino ad oggi il fondo ha sempre avuto capienza sufficiente a soddisfare
          le richieste dei clienti e nell’ultimo anno in media la banca
          ha impiegato meno di due settimane per dare esecuzione alle richieste di
          vendite pervenute dai soci.”
          4. E qui inizia il dialogo, che grazie e Lei è già iniziato e quindi a pieno titolo ora è un mio assistente di ricerca della verità. La domanda che pongo agli studenti è: ha ragione Altroconsumo (è un titolo illiquido) o ha ragione il consigliere (sono liquide, al massimo “due settimane” per riavere i soldi indietro)? Riformulata in gergo universitario: il sottoscrittore di azioni della banca è esposto ai rischi connessi alla difficoltà di liquidare rapidamente le Azioni (rischio di illiquidità), si o no?
          La risposta si deve basare solo sui dati e fatti sopra citati (o pubblicamente disponibili, anche dai siti di Veneto Banca o PopVi o altre fonti primarie, così tutti possiamo leggerle e allinearci con il bene informato).
          [Le do un suggerimento: la risposta è a pagina 95, terzo paragrafo, e cmq nel limite massimo di quanto scritto nel successivo quinto paragrafo 😉 ]

          Ultima cosa, poi vado a nanna. La libertà non è gratis: sostieni liberi divulgatori scientifici contribuendo a: http://www.asimmetrie.org/sostienici/
          o destinando il 5×1000 (CF 97758590588). Almeno non sono le tasse che pagano il mio stipendio.

          PS: essendo off topic, rispondo qui. Di Banca Etica sono socio, e ho un mutuo prima casa (Banca Etica fu l’unica allora a darmi credito, perchè avevo un lavoro precario; forse non sapevano che per diventare di ruolo all’Università c’era un periodo di prova di due anni… o forse lo sapevano, ed è proprio questo il fine etico di quel mutuo), e un c/c familiare, e un PAC con Etica SGR, e un FAP con ITAS che poi investe in Etica SGR (perchè due strutture sul medesimo asset? Per i benefici fiscali del FAP a fronte della sua illiquidità… dice nulla questo concetto?), e un polizza incendio/famiglia con ITAS… se tutti i soci fossero così…. Dai, ci rivediamo a Roma, caro Lev!

    • andrea battinelli

      Non bisogna prendersela troppo per le affermazioni strumentali e retoriche che gli umani fanno per infangare ciò che non riescono a combattere con argomenti validi. Ci vuole ingenua fede nel fatto che siamo tutti uniti a lavorare al bene comune per attendersi che questi atteggiamenti invero miserabili non facciano parte di Banca Etica.

      Abbiate la pazienza per questa citazione:

      da Arthur Schopenhauer, “L’arte di ottenere ragione”:
      (“Eristische Dialektik – Die Kunst, Recht zu behalten”, pubblicato postumo).
      Stratagemma 32

      Possiamo liquidare, o per lo meno rendere sospetta un’affermazione del nostro avversario a noi contraria, spostandola in una categoria odiata, anche se la connessione è solo apparente o è molto vaga, per esempio: “Questo è manicheismo; questo è arianesimo; questo è pelagianesimo; questo è idealismo; questo è spinozismo; questo è panteismo; questo è brownianismo; questo è naturalismo; questo è ateismo; questo è razionalismo; questo è spiritualismo; questo è misticismo etc.”
      (“questo è narcisismo” – aggiunta mia)

      L’ultimo stratagemma

      Quando ci si accorge che l’avversario è superiore e si finirà per avere torto, occorre diventare offensivi, insolenti, grossolani, cioè passando dall’oggetto della disputa (dato che si tratta di una partita persa) all’avversario stesso, attaccando in qualche modo la sua persona; si potrebbe chiamare questo sistema argumentum ad personam, a differenza di argumentum ad hominem; quest’ultimo (già ampiamente articolato in vari stratagemmi precedenti, nota mia) si allontana dall’oggetto obiettivo per attaccarsi a ciò che l’avversario ha detto o ammesso. Attaccando la persona però si abbandona del tutto l’oggetto, concentrandosi solo sulla persona dell’avversario; si diventa offensivi, ipocriti, impertinenti, grossolani. Si tratta di un appello delle forze spirituali alle forze fisiche o all’animalità. Questa regola piace molto perché tutti sono capaci di metterla in pratica, motivo per cui essa viene spesso adottata.

  • Lorenzo

    Grazie per l’approfondimento. Da socio di Altroconsumo scriverò per chiedere spiegazioni.

  • Rosalita

    Vorrei ringraziare Andrea Baranes, che con parole comprensibili riesce sempre a spiegare questioni complesse. O almeno che a qualcuno fa comodo far apparire come tali. Per questioni di potere o per semplice godimento a sentirsi superiore agli altri. Poi c’è chi proprio non riesce a mettere se stesso un passo indietro i progetti collettivi. Dispiace che fra questi si sia schierato anche Lanzavecchia, ma conforta sapere che essendosi candidato al Cda di Banca etica, i soci non lo abbiamo scelto. Non sarebbe stato un buon consigliere.
    Qualche amarezza anche per Altroconsumo. Ma poi se vedo che si fa sponsorizzare da Intesa Sanpaolo, capisco tutto, e all’amarezza subentra la rabbia. Anche le associazioni dei consumatori son prezzolate in questo paese!

    • Emanuela Amici

      Per amore di verità Alberto Lanzavecchia è stato votato dai soci come quarto consigliere al di fuori delle liste, non è entrato in CdA per la salvaguardia del genere, mancando la quinta consigliera.

  • Antonio Messina

    Altroconsumo ha risposto alle osservazioni di Baranes. Sarebbe utile che questo documento, eventualmente accompagnato da una contro-replica, fosse reso disponibile ai soci di Banca Etica.

    • erotavlas

      Si, sarebbe interessante oltre che auspicabile.

      • andrea battinelli

        purtroppo sono passati 4 mesi

  • erotavlas

    Io consiglio di leggere questo libro: “Manifesto per la felicità – come passare dalla società del ben-avere alla società del ben-essere”.
    Descrive a proposito del modello di società che ti opprime e ti costringe a lavorare al servizio del capitale e soprattutto della finanza. I bisogni indotti dal modello economico attraverso la pubblicità condizionano le persone e le “costringono” a lavorare togliendo spazio alla famiglia, al tempo libero e agli interessi personali. Come saprete, ci sono molti dubbi sulla validità del PIL, o GDP in inglese,
    come metro per valutare la qualità della vita e dello sviluppo di un paese (Bob Kennedy: Il Pil misura tutto, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta).

  • Francesco

    Sono un cliente e “socio” di Banca Etica da un quasi 3 anno, e posso confermare che di etico tale banca ha poco o niente. Nei prossimi giorni chiederò indietro la quota socio e successivamente chiuderò il conto. Ho anche notato un paio di strani movimenti come duplicazione dei bonifici effettuati online, che vengono comunque gestiti dagli operatori.