Bassa finanza #4 e l’antidepressivo

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“Al termine di ogni pezzo dovresti suggerire anche un buon antidepressivo”, ci scrive Antonio. In effetti le notizie di #bassafinanza parlano quasi sempre di un mondo in rovina, dove gli squali e gli avvoltoi si spartiscono le carni lacerate e putrefatte dell’economia reale, sperando di non essere anticipati dalle iene o dai ratti (dei quali, in effetti, si parlerà in questo numero).

La realtà, come sempre, è molto più complessa. L’economia continua ad essere dominata da un sistema finanziario ipertrofico che condiziona le scelte politiche a tutti i livelli, ma nel frattempo si approvano nuove norme, si impongono limiti, si studiano riforme. E aumenta la consapevolezza dei cittadini. E’ un processo lento, lentissimo, che porta a risultati sempre parziali, spesso insoddisfacenti.

Chi sogna la rivoluzione rimane frustrato, perché la rivoluzione non arriva e probabilmente non arriverà: come ha sostenuto Gary Becker, economista della scuola di Chicago scomparso di recente, la recessione è stata tutto sommato meno dura di quanto ci si aspettasse. E quindi finora i cambiamenti sono stati “incrementali” più che “radicali” o “rivoluzionari”. In sostanza, prima che infiammi la rivoluzione le cose devono andare peggio, molto peggio di così. E non credo che sia una cosa che ci possiamo augurare.

Il migliore antidepressivo, quindi, è porsi degli obiettivi raggiungibili: convincere il proprio vicino di pianerottolo a cambiare banca, sussurrare alla zia che è da fessi comprare ETF sulle commodities alimentari, raccontare a tutti quanto sia bello farsi la doccia con l’acqua scaldata dal pannello solare.

#bassafinanza alla fine serve proprio a questo: a creare maggiore consapevolezza per drizzare le antenne e passare parola. Per raggiungere l’obiettivo a volte tagliamo la realtà a fette grosse e ci serviamo di animali famelici. Non ce ne vogliate. E se avete l’impressione che ci concentriamo troppo sul dito, sappiate comunque che il nostro obiettivo è quello di continuare, imperterriti, a guardare la luna.


 

La saga BNP Paribas vs Dipartimento di Giustizia USA

La saga BNP Paribas vs Dipartimento di Giustizia USA finisce con l’ammissione di colpa della banca francese e un patteggiamento record da quasi 9 miliardi di dollari. BNP ha ammesso di aver fatto carte false per veicolare pagamenti nel sistema finanziario USA verso Sudan, Iran e Cuba, violando l’embargo americano dal 2004 al 2012. Sotto osservazione per sospetto riciclaggio e violazione di sanzioni anche altre banche, come Crédit Agricole, Société Générale, Commerzbank e Deutsche Bank.

 

La banca della ‘ndrangheta

Il Vaticano ha una banca. “Abbiamo una banca?”, chiedeva trafelato Fassino a Consorte. Qualcun altro ha sognato una banca. Il vero ladro non è chi rapina una banca, ma chi la fonda, scriveva Brecht. Poteva quindi la ‘ndrangheta non avere una banca? Una banca parallela a Seveso (MI), nel cuore della Lombardia, che corre in soccorso di imprenditori in difficoltà prestando i soldi della droga a tassi di usura (15-20%), con la collaborazione di broker e di funzionari delle Poste. Buon lavoro ai pubblici ministeri Boccassini e D’Amico del Tribunale di Milano che stanno lavorando su questo ed altri casi.  

Lo zoo degli speculatori

Un ratto è un gestore di fondi di investimento che compra azioni con i propri soldi quando i prezzi sono bassi, poi compra le stesse azioni in massa con i fondi che gestisce (con i soldi di centinaia di risparmiatori) facendo salire notevolmente il prezzo e alla fine rivende le proprie azioni realizzando profitti (personali) molto elevati. Grazie allo sviluppo di nuove tecnologie la Consob cinese sta beccando un numero sempre maggiore di ratti. Almeno cinque farebbero parte della società HFT Investment Management con sede a Shanghai, controllata in parte da BNP Paribas. Dall’inizio dell’anno in Cina si sono dimessi almeno 180 gestori. Una cifra anomala che fa pensare si tratti in effetti di decine di ratti in fuga.

Fondi pensione e land grabbing

L’organizzazione inglese Friends of the Earth è andata a spulciarsi i bilanci dei maggiori fondi pensione britannici e ha scoperto che stanno investendo in totale 37 miliardi di sterline in imprese accusate di land grabbing: accaparramento di terre in paesi poveri per produrre e vendere biocarburanti o garantire la sicurezza alimentare dei paesi ricchi. Tra le imprese si segnalano ArcelorMittal, Bunge e GlencoreXstrata, colossi del settore agricolo e delle materie prime, presenti anche nei portafogli dei maggiori fondi comuni italiani. Non è che anche i fondi italiani Cometa, Fonchim, ecc.. stanno investendo in queste imprese? Chi glielo chiede?

IOR e speculazione

Davanti allo IOR, la banca vaticana che ora Papa Francesco intende ridimensionare e rendere più trasparente, hanno fatto la fila per anni decine di società di consulenza finanziaria a caccia di commissioni. Ad alcune è stato aperto. E sono nate operazioni come “Ad Maiora”, di cui ha parlato L’Espresso: “per allocare una parte del capitale nel settore della finanza etica e degli investimenti alternativi”. L’operazione prevedeva la sottoscrizione da parte dello Ior di fondi d’investimento a Lussemburgo e a Malta sotto la guida di una società di consulenza nel campo dell’investimento etico, l’Ecpi di Milano (E Capital Partners). Il contratto con la milanese Ecpi prevedeva impegni a investire di importo rilevante, l’impossibilità di uscire dai fondi senza un preavviso molto lungo e commissioni alte. In 14 mesi la consulenza di Ecpi sarebbe costata 1,4 milioni di euro, in pratica 100 mila euro al mese. In totale la schiera di consulenti per l’operazione “Ad Maiora” potrebbero arrivare a incassare oltre 10 milioni di euro. “Le nostre commissioni sono in linea con il mercato, e sono state esplicitate nel 2012 davanti al cda dell’istituto”, ha replicato Ecpi.


 

Banche e ambiente

Deutsche Bank e HSBC sono sotto accusa perché sono pronte a finanziare un porto per il commercio del carbone in Australia che, secondo i movimenti ambientalisti, potrebbe distruggere una barriera corallina considerata patrimonio dell’umanità dall’Unesco. Ne abbiamo parlato in #bassafinanza3. E’ coinvolta anche la potente banca pubblica tedesca KfW (una specie di Cassa Depositi e Prestiti), che ha messo sul piatto 110 milioni di euro. Il ministro dell’economia Gabriel ha un potere di veto sull’operazione. WWF e Greenpeace fanno pressione perché lo eserciti.

Mari puliti e dark pool

Si chiamano Turquoise, RiverCross, CrossStream, Baikal. Nomi che evocano mari trasparenti, laghi profondi e puliti, fiumi alpini da attraversare. In realtà sono quanto di più oscuro abbiano prodotto i mercati finanziari negli ultimi anni. Le dark pool (pozze, piscine scure) sono borse alternative dove si possono negoziare grandi quantitativi di azioni senza che nessuno riesca a vedere i prezzi intermedi della contrattazione. Si vede solo il prezzo finale, quando i giochi sono fatti. La banca britannica Barclays è stata denunciata dalle autorità USA perché avrebbe invitato a negoziare nelle sua dark pool (Barclays LX) investitori istituzionali (fondi pensione, società assicurative, banche, Sgr, ecc.) assicurando loro che si stavano immergendo in acque sicure. Salvo poi aprire la piscina a feroci predatori, come i trader ad alta frequenza (high frequency traders), che avrebbero sconvolto i prezzi delle contrattazioni a scapito degli investitori istituzionali. Una vera e propria mattanza finanziaria.


 

La dark pool di Barclays

Barclays probabilmente ha mentito sul reale funzionamento della sua dark pool, ma sicuramente gli investitori istituzionali che l’hanno usata sapevano a cosa sarebbero andati incontro, scrive il Financial Times. Quindi le responsabilità andrebbero ripartite tra la banca e i suoi clienti. Intanto Deutsche Bank, Credit Suisse e Royal Bank of Canada hanno ritirato la loro liquidità dalla “pozza nera” di Barclays, che rimane “dark”, ma ormai è sempre meno profonda.


 

Co-op Bank chiede a clienti e soci come rilanciare l’etica

Del triste destino di Co-op Bank, la maggiore banca cooperativa del mondo, con sede a Manchester, Gran Bretagna, abbiamo già parlato nelle scorse puntate di #bassafinanza. Travolta da investimenti dissennati e da una governance spericolata, Co-op Bank è stata costretta a chiedere aiuto a due fondi speculativi (hedge), che se la sono comprata a prezzi di sconto. Ora la banca ha lanciato un sondaggio online per chiedere aiuto ai suoi soci e clienti. I risultati del sondaggio saranno usati per rinnovare il contenuto del Codice Etico della banca dopo gli scandali. Ai soci e clienti si chiede di far sentire la propria voce riguardo alle cinque colonne portanti del Codice Etico: diritti umani, cooperazione allo sviluppo, diritti degli animali, sviluppo economico e sociale in Gran Bretagna e ambiente. Le opinioni di clienti e soci saranno raccolte anche su tre nuovi ambiti: attività bancaria responsabile, trasparenza e trattamento equo dei clienti.


 

L’Argentina costretta a cedere ai fondi avvoltoio

Niente da fare per l’Argentina. Gli squali hanno avuto la meglio. La Corte Suprema Usa ha confermato che il Paese dovrà pagare il prezzo pieno sui bond sovrani in mano ai creditori che non avevano accettato la ristrutturazione debitoria. La decisione segna la vittoria – tra gli altri – del fondo speculativo Elliott Management, che undici anni fa aveva acquistato a prezzo ridotto un cospicuo ammontare di titoli svalutati, avviando in seguito una battaglia legale per ottenere il pagamento di circa 1,4 miliardi di dollari da Buenos Aires. In tutto l’Argentina dovrà pagare circa 15 miliardi di dollari ai creditori “dissidenti”, oltre la metà delle riserve di valuta estera del paese. Un prezzo che, ancora una volta, toccherà pagare ai già disperati cittadini argentini. Che speriamo si possano almeno consolare con la finale dei mondiali di calcio.

Photo credit: Gabi Butcher via Foter.com / CC BY-SA

In quest'articolo si parla di: Hedge funds, High-frequency trading

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