di Roberto Cuda – www.vizicapitali.org
“Le armi nucleari sono un’oscenità. Sono l’antitesi assoluta dell’umanità e della bontà in questo mondo”. Lo ha detto il premio Nobel per la pace Desmond Tutu, richiamando l’attenzione su una minaccia che ancora pende sull’umanità.
In questo momento oltre 20.000 armi nucleari potrebbero porre fine per sempre all’esperienza umana, come se le guerre dell’ultimo secolo non avessero insegnato nulla.
Eppure quello degli ordigni nucleari è un mercato fiorente, tanto che ogni anno gli stati spendono più di 100 miliardi di dollari per costruire testate o modernizzare il proprio arsenale. Una torta gigantesca, nella quale mangiano in tanti. In primis le aziende del settore e poi le banche, che continuano a fare profitti miliardari sull’insicurezza di tutti. Va da sé che senza il sostegno del mondo bancario mancherebbero le risorse per alimentare la produzione: un evidente gioco di complicità, nonostante i proclami sulla responsabilità sociale di molti istituti.
A fare un quadro dettagliato della situazione ci ha pensato l’Ican (Campagna internazionale per la messa al bando delle armi nucleari) in un voluminoso rapporto dal titolo “Don’t bank on the bomb” pubblicato nel marzo 2012 e redatto dal gruppo olandese Profundo. Nelle 180 pagine dello studio sono state analizzate 322 istituzioni finanziarie distribuite in 30 paesi, nelle loro relazioni con le 20 maggiori società operanti nel comparto del nucleare militare. La metà delle banche ha sede negli Usa, un terzo in Europa.
Gli istituti più coinvolti cono la francese Bnp Paribas (presente anche in Italia attraverso Bnl e Bnp Italia), la tedesca Deutsche Bank, le statunitensi Bank of America, Black Rock, Jp Morgan Chase e la giapponese Mitsubishi Financial.
Anche il nostro paese tuttavia – sul quale ci concentreremo – è tutt’altro che assente. Tra i 20 grandi produttori infatti compare l’italiana Finmeccanica, controllata da nostro Ministero dell’Economia. La società ha in mano il 25% di MBDA, consorzio europeo compartecipato da Bae System (37,5%) ed Eads (37,5%) e leader mondiale nella produzione di missili e sistemi missilistici (oltre 3.000 missili prodotti nel 2010).
Finmeccanica ha rapporti consolidati con gran parte del sistema bancario nostrano. Intesa Sanpaolo tra il 30 giugno e il 31 ottobre 2011 aveva in portafoglio 45,9 milioni di dollari di obbligazioni Finmeccanica, preceduta da Bnp Paribas a quota 79,6 milioni. Ma i dati più salienti riguardano i finanziamenti diretti. Le cifre attribuite alle singole banche sono stimate, poiché parte di finanziamenti più vasti.
Nel luglio 2010 l’azienda ottenne un’apertura di credito per cinque anni pari a 2,4 miliardi di euro da parte di 25 banche, di cui 10 italiane: Mps, Bpm, Popolare di Sondrio, Bper, Banco di Sardegna, Cassa di Risparmio di Genova e Imperia (Gruppo Carige), Centrobanca (Gruppo Ubi), Credito Bergamasco (Gruppo Banco Popolare), Intesa Sanpaolo, Unicredit e Bnp Paribas (consideriamo il gruppo francese per le sue controllate italiane). Si stima una quota di 127,3 milioni di dollari per ognuna.
Le stesse banche (sia direttamente o attraverso i gruppi di appartenenza) comparivano nel prestito di 3,2 miliardi di euro erogato nel luglio 2008, con quote stimate per ciascuna di 92,2 milioni di dollari. Bpm, Popolare di Sondrio, Centrobanca (Ubi) e Credito Bergamasco (Banco Popolare) hanno infine erogato un prestito a un anno e mezzo di 140 milioni di euro. Poi ci sono i servizi di collocamento di azioni e obbligazioni Finmeccanica, nei quali spiccano ancora i nomi di Intesa, Unicredfit, Bnp, Mps, Mediobanca, Credit Agricole (che controlla l’italiana Cariparma).
Anche in questo caso i dati attribuiti alle singole banche sono stimati.
Nel dettaglio Intesa, Unicredit e BNP hanno collocato ognuna 148 milioni di dollari di azioni Finmeccanica nel novembre 2008 e 358,8 milioni di dollari di obbligazioni in tre successive emissioni: novembre 2008, febbraio 2009, ottobre 2009. Credit Agricole (mediante Caylon) e Mps compaiono invece nell’emissione dell’ottobre 2009 con 44,4 milioni di dollari a testa. Infine Mediobanca nel novembre 2008 ha collocato azioni Finmeccanica per 179,1 milioni di dollari.
Nel complesso Intesa è tra i finanziatori di Bechtel, Boeing, EADS, General Dynamics, Honeywell International, Lockheed Martin, Northrop Grumman e Thales, oltre naturalmente a Finmeccanica. Il Gruppo ha erogato prestiti pari a 1,099 miliardi di dollari stimati, in un periodo che va da luglio 2008 a giugno 2011, e collocato obbligazioni per 714,1 milioni di dollari nel periodo da novembre 2008 a luglio 2011, mentre al 30 ottobre 2011 aveva in portafoglio 45,5 milioni di dollari di obbligazioni. Del resto una recente nota del gruppo (19 giugno 2012) riporta che “Intesa Sanpaolo ha erogato finanziamenti significativi a favore di Finmeccanica Spa e del suo gruppo di appartenenza”. Eppure all’assemblea degli azionisti 2012 del maggio scorso, l’amministrato delegato in persona Enrico Tommaso Cucchiani affermò che il gruppo non investe nel nucleare.
Unicredit, oltre a Finmeccanica, è coinvolta nel finanziamento di Eads, Honeywell International e Thales. Ha erogato prestiti complessivi stimati per 833,8 milioni di dollari nel periodo compreso tra luglio 2008 e aprile 2011, e collocato obbligazioni per 358,8 milioni di dollari dal novembre 2008 all’ottobre 2009. Altre banche italiane hanno investito esclusivamente in Finmeccanica, a parte 14 milioni di dollari di obbligazioni Thales che nel settembre 2011 erano registrati nel portafoglio di Ubi Banca.
Tra le banche estere con controllate italiane svetta BNP Paribas, tra i maggiori investitori mondiali nel nucleare. Essa ha investito cifre consistenti in Alliant Techsystems, Babcock & Wilcox, BAE Systems, Bechtel, Boeing, EADS, Finmeccanica, Honeywell International, Lockheed Martin, Northrop Grumman, Rolls Royce, Safran, Thales. I prestiti stimati ammontano a 1,634 miliardi di dollari, stanziati dal luglio 2008 al dicembre 2011, e le obbligazioni collocate si attestano a quota 2,331 miliardi di dollari, tra novembre 2008 e luglio 2011, mentre nell’agosto 2011 deteneva obbligazioni Finmeccanica per 76,62 milioni di dollari e nel maggio 2011 obbligazioni Safran per 7,45 milioni di dollari.
Anche Credit Agricole si colloca tra i big del settore, con investimenti in Babcock & Wilcox, BAE Systems, Boeing, EADS, Finmeccanica, Honeywell International, Lockheed Martin, Rolls Royce, Safran, Secro Group, Thales. Nel complesso ha erogato prestiti per 1,392 miliardi di dollari tra settembre 2008 e dicembre 2011 e collocato obbligazioni per 1,07 miliardi di dollari tra marzo 2009 e settembre 2011. A fine agosto 2011 infine aveva in portafoglio obbligazioni Thales per 11,53 milioni di dollari.
Molto interessante e dettagliato, Putroppo molti grandi gruppi hanno uno spettro di attivitä vasto e spesso di importanza notevole per applicazioni civili, EADS, Boeing, Finmeccanica.., per cui le aperture di credito generiche delle banche sono un argomento relativamente debole, dal mio punto di vista. Altra storia sarebbe se si avessero chiare prove della concessione di credito per finanziare progetti interni a chiaro scopo militare. Qualche buon leak..
Purtroppo i dati snocciolati in questo articolo non dicono molto. Il fatto che una banca finanzi Finmeccanica di per sè non vuol dire che finanzia il nucleare. Se non si ha la trasparenza dei finanziamenti non possiamo sapere se quei soldi vanno per un nuovo progetto spaziale o di un aereo civile o di un qualunque altro degli innumerevoli prodotti di Finmeccanica, civili o militari.
Non è mia abitudine commentare i commenti dei miei articoli, voglio solo fare qualche precisazione sull’utilità di rapporti come quelli prodotti annualmente da ican e profundo. Finanziare finmeccanica non significa finanziare il nucleare ma è probabile che parte di quegli investimenti finiscano anche in quel settore e ciò implica chiere conseguenze etiche per la banche che li eroga e per i risparmiatori che devono decidere dove mettere i propri soldi. Credo infatti che nessuna banca responsabile presterebbe i propri soldi a un imprenditore che, accanto ad attività lecite e utili, fa profitti con il traffico di droga. A meno che si dimostri che quei soldi finiscono solo in attività lecite (cosa molto difficile da dimostrare e soprattutto da monitorare nel tempo) ma probabilmente nemmeno in quel caso. L’obiettivo di questi rapporti è scoraggiare il proliferare di armi nucleari, che purtroppo pendono ancora sulla testa di tutti, e se anche una sola banca ponesse dei vincoli ai propri finanziamenti sarebbe già un ottimo risultato.