Ci hanno spiegato i motivi della crisi, ci hanno detto che è colpa della speculazione, ci hanno imposto sacrifici. Quello che non ci hanno raccontato è il grande gioco della finanza e con quali soldi si alimenta.

Scoprilo giocando i tuoi risparmi, o fai subito qualcosa per cambiare le regole del gioco.

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HAI INCASSATO LA VINCITA!

È quello che facciamo spesso in tanti, quindi non sei solo.
La slot machine è la nostra concezione di risparmio: lo diamo a qualcuno per gestirlo e incassare "gli interessi", senza conoscere i meccanismi che li generano e le conseguenze dell'utilizzo dei nostri soldi.
Non sappiamo (o non vogliamo sapere) che un uso dei nostri soldi poco responsabile e trasparente ha conseguenze negative non solo per "altri", ma anche per noi, il nostro ambiente, il nostro futuro. La buona notizia è che se sono i nostri soldi a generare tutto questo, sono anche i tuoi soldi a poterlo cambiare: puoi chiedere trasparenza, puoi agire, puoi dire anche tu: #NONCONIMIEISOLDI! Scopri cosa puoi fare, subito!

NON HAI INCASSATO LA VINCITA!

Hai fatto una scelta coraggiosa, che quasi nessuno ancora fa. Spesso affidiamo il nostro denaro alla slot machine della finanza speculativa: lo diamo a qualcuno per gestirlo e incassare gli interessi, ma non sappiamo (o non vogliamo conoscere) le dinamiche che generano quel guadagno e le conseguenze del modo in cui i nostri soldi vengono utilizzati. Hai scelto di non contribuire a un uso irresponsabile del tuo denaro. Hai scelto la trasparenza: hai detto #NONCONIMIEISOLDI Ora scopri cosa puoi fare, subito!

Il nostro futuro dipende da ognuno di noi

Essere informati è il primo passo per comprendere quali sono le leve che possiamo utilizzare per influire sulla destinazione dei nostri risparmi. Condividere e diffondere è il secondo passo. Spostare i propri investimenti è il messaggio decisivo al sistema finanziario.

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  • L’impatto delle uscite illecite di capitali sul debito greco

    di Michel Husson per CADTM

    Per definizione, non esiste una stima affidabile delle fughe di capitali. Circolano molte cifre: a maggio 2011 il ministero greco delle finanze parlava di 280 miliardi di euro di capitali greci in Svizzera. A ottobre dello stesso anno il Financial Times Deutschland parlava di 165 miliardi, mentre la Banca nazionale svizzera riconosceva solo 3,36 miliardi. L’ex primo ministro, George Papandreou, dichiarava ad agosto 2012 che la Grecia avrebbe evitato il salvataggio senza la fuga verso i paradisi fiscali. Leggi tutto …

  • I Governi non agiscono contro le grandi banche che evadono? Ci pensano i cittadini

    Molti di coloro che passavano davanti alla filiale centrale della BNP Paribas Fortis di Bruxelles durante la pausa pranzo dello scorso 18 febbraio sono stati sorpresi da ciò che hanno visto: attivisti trasformati in ufficiali giudiziari rimuovevano tavoli, sedie e altri oggetti dall’edificio, lasciandoli fuori sul marciapiede. In un momento di gravi tagli alla spesa sociale in Belgio, perché tutto il denaro è stato speso salvare le banche, i cittadini hanno confiscato mobili alla banca come primo passo per recuperare i miliardi di euro che BNP Paribas – che tra le polemiche ha acquistato la banca belga Fortis nel 2009 – ha aiutato la sua clientela a evadere attraverso le sue 214 filiali situate in paradisi fiscali.

    Leggi tutto …

  • Finanza etica e finanza estetica

    di Andrea Baranes

    Ogni tanto una buona notizia. Alla faccia di chi dice che la grande finanza è un susseguirsi di scandali, truffe e comportamenti al limite, e spesso oltre il limite, della legalità. Ecco che UBS lancia l’investimento sostenibile, l’investimento che “si allinea alle convinzioni etiche del cliente”. Era ora che ci si rendesse conto che anche la finanza può essere etica. Incredibile che in questi anni non c’abbia pensato nessuno, vero? Per fortuna che UBS ha avuto questa bella pensata, che si inserisce perfettamente nella visione aziendale che sembra permeare negli ultimi anni. Certo, occorre soprassedere su qualche peccatuccio, ma assolutamente veniale.

    Come il fatto che UBS figuri nell’elenco delle istituzioni che finanziano le bombe a grappolo o cluster bombs, quegli ordigni che mietono vittime prevalentemente tra i civili e che sono state messe al bando da moltissimi Paesi, mentre in Italia è stato presentato un Disegno di Legge proprio per proibirne ogni finanziamento. Certo non si capisce perché questo dovrebbe porre un qualche problema etico a una banca come UBS, che figura nel rapporto “Worldwide Investments in Cluster Munition – a shared responsibility”, pubblicato a novembre 2014, per appena 2,47 milioni di dollari di investimento nella Hanwha Corporation, un’impresa coreana che produce tali bombe.

    Così come evidentemente non è un problema che la UBS sia una delle cinque grandi banche internazionali alle quali le agenzie di controllo statunitense, inglese e svizzera hanno chiesto una multa di 4,3 miliardi di dollari per aver manipolato per anni i cosiddetti tassi Forex. L’UBS è in ottima compagnia, per carità, con colossi del calibro di Citibank, Jp Morgan Chase, HSBC e Royal Bank of Scotland. Nulla di cui vergognarsi o pentirsi. Parliamo unicamente di un mercato da 5.300 miliardi di dollari al giorno, che determina il valore dei tassi di cambio e delle principali valute, con ricadute decisive sulle esportazioni e sulle economie nazionali.

    Ed è una pura coincidenza che sempre la UBS, in compagnia di Barclays, Citigroup, HSBC, JP Morgan Chase, Lloyds, Bank of America e altre sia finita sulle prime pagine dei giornali per la vicenda della manipolazione del Libor, un tasso di riferimento a cui sono legati un’infinità di mutui e strumenti finanziari a tasso variabile. Un mercato da appena appena 800.000 miliardi (ottocentomila miliardi) di dollari, non più di una decina di volte il PIL del mondo.

    Certo, i casi di evasione, elusione e “ottimizzazione” del carico fiscale in cui è rimasta impelagata l’UBS negli ultimi anni sono un tantino numerosi, ma non è che sia mai successo nulla di grave. Beh, tolti forse i 780 milioni di dollari di multa presi nel 2009 negli USA. O l’inchiesta in Germania. O quella in Francia. Ma sono tutte cose del lontano passato, parliamo del 2009. Si, d’accordo, a febbraio 2015 le autorità USA hanno aperto una nuova inchiesta per evasione fiscale, ma parliamo pur sempre di una banca svizzera, non è che si possa pretendere la perfezione.

    E dovremmo forse biasimare UBS perché, secondo un recente rapporto di R&S Mediobanca, il 100% dei derivati intermediati non aveva alcuna finalità di copertura, ma era pura speculazione? In fondo UBS si allineava a gruppi come Deutsche Bank, per i quali i derivati con finalità speculative erano appena il 99%, o di Credit Suisse che si fermava al 99,5%.

    Non stiamo quindi li a sottilizzare, né a proseguire l’elenco. Oggi UBS lancia l’investimento sostenibile. A pensare male si potrebbe sollevare qualche dubbio su quali siano i criteri, le esclusioni o il livello di trasparenza. Nei loro investimenti sostenibili sono escluse le armi? Ed è escluso l’investimento in derivati, se non per finalità di mera copertura assicurativa? In caso negativo più di qualcuno potrebbe contestare l’eticità di tali strumenti. In caso positivo, non significherebbe che UBS ammette che la stessa UBS si comporta – nei suoi altri investimenti – in modo per lo meno eticamente riprovevole?

    Sicuramente, invece, da oggi tutti gli investimenti e le operazioni della banca seguiranno gli stessi criteri. In caso contrario si potrebbe malevolmente sostenere che per la banca l’etica non è un insieme di principi su cui fondare il proprio operato, ma una pura operazione pubblicitaria: c’è richiesta dal mercato, e allora te la piazzo li a scaffale. Da una parte i paradisi fiscali, dall’altro le armi, su quella mensola gli investimenti nel carbone e i combustibili fossili, e laggiù in un angolino, tra le merendine dietetiche e i dentifrici che sbiancano il sorriso, mettiamo pure i fondi etici, così se per sbaglio qualcuno ce li chiede li abbiamo. Nel frattempo possiamo fare dei comunicati stampa che ci fanno fare bella figura, e in questo momento ne abbiamo davvero bisogno.

    Ma sono appunto pensieri malevoli. Siamo certi che inchieste, scandali e finanziamenti a produzioni inquinanti o socialmente irresponsabili siano un retaggio del passato (per quanto molto recente). Da oggi ci aspettiamo una UBS che segue i più rigorosi criteri sociali e ambientali per l’insieme dei suoi investimenti e delle sue operazioni, che opera con la massima trasparenza e per ogni sua divisione, che esclude le imprese che violano i diritti umani o l’ambiente, che respinge qualsiasi operazione di elusione o “ottimizzazione” del carico fiscale, per se o per i suoi più facoltosi clienti, che rinuncia alla speculazione. Qualcuno potrebbe forse avere dei dubbi?

  • Swiss Leaks: catastrofici per le economie africane

    Lo scandalo denominato “Swiss Leaks”, emerso grazie al lavoro dell’International Consortium of Investigative Journalists ha portato alla luce un sistema di evasione fiscale su larga scala messo a punto dal ramo svizzero della banca britannica HSBC. Fra il 2006 e il 2007, 100.000 clienti e 20.000 aziende offshore hanno evaso oltre 180 miliardi di euro attraverso conti della HSBC.

    Questa immensa frode, attivamente incoraggiata dalla banca, ha avuto effetti devastanti sui bilanci di paesi in via di sviluppo, in particolare in Africa. Leggi tutto …